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Numeri

Cruscotti e valore

Quanto lavoro c'è, quanto ne è stato fatto, quanto vale. Il cruscotto di serie racconta la suite; quelli che compone l'amministratore raccontano l'azienda.

Il problema

I numeri che servono a decidere stanno in due posti diversi: nel gestionale (quanto abbiamo venduto, quanto è fermo) e nella testa di chi lavora (quanto tempo ci vuole davvero). Il primo si estrae con fatica, il secondo si perde.

Il cruscotto di serie

Si apre da solo all'accesso: cosa è in coda, cosa in lavorazione, cosa in errore, cosa è stato completato. Ogni numero è cliccabile e porta all'elenco che conta — un cruscotto da cui non si può partire è una decorazione.

Il cruscotto di un'azienda: quanto lavoro è in coda, quanto in lavorazione, quanto in ritardo. I numeri portano all'elenco che contano.
Il cruscotto di un'azienda: quanto lavoro è in coda, quanto in lavorazione, quanto in ritardo. I numeri portano all'elenco che contano.

Le linguette seguono le capacità accese: Review Center, Assistente, Conoscenza, Workflow, e Valore.

La sezione Valore: nessun numero è inventato, tutti vengono da quello che è successo davvero.
La sezione Valore: nessun numero è inventato, tutti vengono da quello che è successo davvero.

Perché il valore parte da un numero che dichiarate voi. Nexus sa quanto tempo ha impiegato una richiesta, non quanto ne impiegava prima. Il riferimento — questa pratica costava venti minuti a testa — si scrive sulla scheda del caso d'uso, ed è l'unico ingrediente che la suite non può misurare da sola. Senza, restano i tempi reali senza paragone: già più di quanto si sa oggi, ma non un ritorno.

I cruscotti che componete voi

Quello che il cruscotto di serie non dice — il fatturato per famiglia, gli ordini aperti per stabilimento, la coda di un reparto — si aggiunge senza aspettare un rilascio: si trascinano i riquadri su una tela, si scelgono le fonti da un elenco, si pubblica, e diventa una voce di menu.

Le dashboard pubblicate di un'azienda: ognuna con la sua versione. Il clic su una riga la riapre nel suo designer, con tutto già compilato.
Le dashboard pubblicate di un'azienda: ognuna con la sua versione. Il clic su una riga la riapre nel suo designer, con tutto già compilato.

Sei forme di riquadro e basta: il numero grande (anche con il confronto sul periodo precedente), la linea nel tempo, le barre per categoria, la griglia di poche righe, l'elenco delle richieste, la nota scritta a mano. Le fonti sono un elenco chiuso — il gestionale, una vista già pubblicata, le richieste, le esecuzioni, le sorveglianze, i documenti, i consumi — e nel metadato non finisce mai una interrogazione scritta a mano.

Due regole che si vedono solo quando servono. Un numero che sale può essere una buona o una cattiva notizia: il verso lo dichiara chi pubblica, così il rosso e il verde non sono decorativi. E il perimetro di chi guarda si applica prima della somma: se un cliente esterno apre un cruscotto, il totale che vede è il suo, non quello di tutti ridotto a posteriori.

Che cosa se ne ricava

I limiti dichiarati